Sin dalle prime pagine di questo romanzo ho capito che sarebbe senza dubbio finito nella Top Five dei più bei libri letti durante l’anno, anche se siamo ancora a marzo.
Avete presente quando leggete una frase così bella e impeccabile sia nella forma che nel significato da volerla sottolineare o ricopiare da qualche parte? Ecco, Martin Eden è tutto così. Avrei voluto sottolineare tutto, imprimere ogni frase nella memoria.
Jack London, sempre ad alti livelli, qui davvero non sbaglia un colpo. Martin Eden è un Romanzo con la R maiuscola; è perfetto e inesorabile. Sono mille sfaccettature di una fase della vita del suo protagonista che formano un puzzle complesso e cangiante.
Chi è Martin Eden? La mente di Martin è libera, la sua personalità è pronta al riscatto in virtù delle passioni che prova, giuste e nobili al di sopra di tutto, perché prive di malizia. Non è il desiderio di riscatto di un arrampicatore sociale quello che lo porterà a trasformarsi da marinaio ed ex pugile teppista a scrittore della “civile” borghesia californiana, ma il costante bisogno di migliorare se stesso.
Ci sono due motori che spingono Martin verso questo miglioramento: uno, quello a lui più evidente, è l’amore per la donna dei suoi sogni, l’inarrivabile Ruth, grazie alla quale giungerà al suo primo incontro con la letteratura; l’altro, quello meno ovvio per lui ma chiaro al lettore, è il suo insito bisogno di “andare a fondo nelle cose”, di sapere di più, di interrogarsi su nuove esperienze e nuove persone.
In questa storia c’è la letteratura che nobilita l’uomo, così come l’amore (o la sua idealizzazione), c’è la delusione per il sistema macchinoso e corrotto della società borghese opportunista, ma soprattutto c’è la fame. La “fame” è il filo conduttore di tutta la storia di Martin Eden: la fame di vita, di cibo, di denaro, di letteratura, di filosofia, di riconoscimento, di amore… soprattutto la fame di conoscenza.
L’esito a cui questa fame lo condurrà sarà tanto inaspettato quanto inevitabile.
